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Storia di un re che non sentì mai più freddo

Dopo la scuola i due fratellini Jai e Ismail ml restavano a casa con la vicina Gigliola, una simpatica maestra in pensione. Lei li aiutava a fare i compiti e poi si addormentava davanti alla televisione.

Il papà e la mamma rientravano tardi, mai prima delle sei.

Quella sera, Ismail batté le palpebre con occhi lucidi e chiese alla sorella maggiore:

«Jai, mi leggi una storia?»

«No.»

«Perché no?»

«Perché ho da fare.»

«Ti pregooo!» insistette lui, inseguendola per tutta la casa. «Se mi leggi la storia del Re, non ti chiederò più niente, nemmeno la PlayStation 3!»

Jai lo squadrò con aria furbetta. «Vediamo se è vero… Va bene, lagnosetto, ma solo una volta.»

Si sedette sul divano, alzò gli occhi al cielo, sospirò profondamente e cominciò:

Nel grande Regno di Accoglik, all’alba di ogni mattina, il Re spalancava le finestre del castello. Quel giorno, l’aria frizzante dell’autunno si infilò nelle ampie sale e gli fece venire un brivido.

Gesticolando con solenni movimenti, Jai imitò la voce del sovrano:

«L’inverno sta arrivando e non voglio avere freddo! Voglio calore per me, per la mia amata Regina e per il mio popolo. Voglio… di più!»

Il suo leale consigliere, Fedelino, si affrettò a rispondere:

«Maestà, il vostro forziere trabocca di ricchezze! Oro, sete pregiate, spezie esotiche,gli insuperabili dolcetti di Dina Meren e persino la cioccolata del Birbantisterio!»

Il Re scosse il capo, accigliato. «Non parlo di cose materiali, Lino! Voglio qualcosa di grandioso! Qualcosa che ci faccia sentire davvero regali! Hai quaranta giorni per trovarlo… e se non lo troverai… ne risponderai in prima persona!»

Fedelino deglutì. «Ne risponderò in prima persona…» ripeté tra sé, sudando freddo.

Il giorno dopo, i banditori del Regno portarono l’annuncio ai quattro angoli delle terre:

«Il Re cerca qualcosa di meraviglioso, capace di donargli calore anche nel gelo dell’inverno! Qualcosa di speciale, che lui e la Regina non possiedono ancora! A chiunque lo trovi… ricchezze, dolcetti e patatine croccanti che scrocchiano anche dopo averle mangiate!»

In ogni città, villaggio e contrada si levò un unico «OOOOHHH!»

Ismail spalancò gli occhi. Jai ripeté quel «OOOOHHH!» più e più volte, finché il fratellino non scoppiò a ridere.

Passarono i giorni e poi le settimane. L’inverno bussava alle porte e il castello si riempì di doni:

«Sire, ho viaggiato fino alla foresta amazzonica per portarvi la legna più pregiata!»
«No, non basta.»

«Maestà, vi dono la pietra preziosa termosifonica, che emana calore infinito!»
«No! Voglio di più!»

«Sovrano, ecco la mela stufina, perfetta per la bevanda più calda del mondo!»
«Non è abbastanza!»

Alla fine, spazientito, il Re si affacciò alla finestra e sbuffò: «Basta! Nessuno di voi ha trovato quello che cerco! Tornatevene a casa!»

La folla si disperse, tornando alle proprie case. Ma una famiglia rimase ferma davanti al castello.

Fedelino, confuso, si avvicinò:
«E voi? Perché non ve ne andate?»

Una vocina timida rispose: «Non abbiamo una casa, messere.»

Fedelino li osservò meglio. C’erano un uomo, una donna e tre bambini piccoli, infreddoliti e avvolti in coperte logore.

«Non vi conosco… da dove venite?» chiese.

«Siamo fuggiti dalla guerra. Abbiamo perso tutto. Abbiamo attraversato terre difficili e mari in tempesta. Ora siamo qui, cercando un posto sicuro per i nostri figli…».

Ma l’uomo venne interrotto da un grido improvviso:«FEDELI NOOOOOOO!»

Ismail rise. Jai ripeté il nome del consigliere con un’eco drammatica. «FEDELI NOOOOOOO! FEDELI NOOOOOOO!»

«Oh no, il re mi cerca! Scusate, torno subito!»

Attraversò ventidue corridoi, sette rampe di scale, dodici stanze comunicanti, otto sale da pranzo e una stanza per i giochi, finché non raggiunse il Re.

«Maestà!» ansimò. «C’è una famiglia là fuori…» raccontò la loro storia e vide il Re corrucciarsi.

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 «E cosa aspetti? Falli entrare!»

Fedelino, esausto, rifece tutto il percorso al contrario, sbuffando e inciampando nel cappellino da notte, finché non raggiunse la famiglia: «entrate, il Re vuole vedervi»

Fedelino li accompagnò nel castello.

Quella notte, mentre i bambini giocavano accanto al camino con lo scettro del Re, i genitori raccontarono del loro lungo viaggio,  della guerra, della fuga, della speranza.

Fedelino, esausto, si addormentò su una poltrona, russando forte. 

RONF RONF, fece Jai, imitando il povero Fedelino. poi proseguì:

Quando le prime luci dell’alba sorpresero la compagnia, il Re, dirigendosi verso la finestra, disse: «Ho deciso. Resterete nel mio Regno. Qui c’è posto per chi sogna una vita migliore.»

Aprì la finestra e rivolgendosi al suo devoto consigliere, concluse: «Che calore oggi! Il sole splende!»

Fedelino lo guardò, confuso. Il cielo era grigio, la neve cadeva fitta. Poi capì e sorrise.

«Sire… si chiama accoglienza. Il calore che cercavate era questo.»

Il Re annuì, soddisfatto.

Fine! Annunciò Jai.

Ismail si rannicchiò accanto alla sorella e disse: «Accoglimi anche tu.»

Jai lo strinse forte.

Quella sera, la PlayStation restò spenta per entrambi.

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Storie originale di Anna Paola Lacatena

Vignette di Filippo Galimberti